Prima tappa

Belluno (00:01 Day 1)

Punto di partenza del percorso che ci condurrà fino a Londra attraversando Svizzera e Francia, Belluno è la porta delle Dolomiti. Abbracciata da un anfiteatro di montagne, con il suo centro storico antico e i suoi scorci panoramici, è l’unico capoluogo italiano il cui territorio rientra in un parco nazionale, il Parco Nazionale delle Dolomiti Bellunesi. Belluno sorge su un terrazzo naturale alla confluenza del torrente Ardo nel Piave; proprio qui, in quello che anticamente era il punto di accesso meridionale alla città, troviamo il suggestivo borgo Piave, nato come scalo per la fluitazione del legname, dove un tempo c’era l’attracco delle zattere in partenza per Venezia. Passeggiando per il centro storico incontriamo il rinascimentale palazzo dei Rettori, sede dei governanti veneziani e ora sede della Prefettura; sulla destra troviamo la Torre Civica, resto dell’antico castello dei vescovi-conti e, affacciato sulla stessa piazza, il Duomo con il suo famoso campanile alto 68 metri. Lasciandosi queste bellezze alle spalle entriamo in Piazza dei Martiri, cuore pulsante di Belluno, e percorriamo il “listòn” passeggiando sotto i portici e ammirando le vetrine fino ad arrivare al neoclassico Teatro Comunale e alla parte più antica della città: attraverso la porta Dojona, infatti, entriamo in piazza del Mercato con i suoi palazzi medievali e la sua fontana del 1410.

Belluno a tavola
Belluno, la sua vallata e le sue montagne hanno molto da offrire anche a tavola, a partire dai casunziei (ravioloni con patate, verdure e ricotta affumicata) fino alla cacciagione, al Pastin e ai formaggio del luogo, come il Piave o lo Schiz, oppure i celebri fagioli di Lamon. E non dimentichiamo che la patria del gelato è poco più a monte, in Val di Zoldo, zona dalla quale sono partiti i maestri del gelato artigianale che hanno portato la loro arte in giro per l’Europa.

Bolzano (08:00 Day 1)

La città di Bolzano è situata in una vasta conca, circondata da colline ricche di vigneti, alla confluenza tra la valle dell’Adige, dell’Isarco e della Val Sarentino e segna il confine tra il Trentino e il Sud Tirol. Punto di confine tra il mondo latino e quello germanico, riflette aspetti dell’uno e dell’altro tanto nell'architettura quanto nella buona tavola. Adagiata tra vigneti e frutteti, fin dall'antichità i commercianti provenivano dalle valli limitrofe per fare affari, passavano per la “Casa della Pesa” e giungevano nella Piazza del Grano, il nucleo più antico della città, dove fin dal 1271 si teneva il mercato di granaglie. Piazza delle Erbe, dominata dalla statua di Nettuno che occupa il posto in cui un tempo vi era la gogna, è invece ancora oggi sede del tipico mercato di frutta e di verdura. Qui, stretta tra due file di abitazioni del XVI e XVII Secolo color pastello, ha inizio la strada principale del nucleo medievale della città, Via Portici, testimone della vocazione mercantile di Bolzano. I percorsi coperti sono chiamati, da un lato, Portici tedeschi, e dall'altro, Portici italiani. Gli edifici stretti e lunghi erano dotati di enormi cantine che fungevano da magazzino, mentre i piani superiori erano destinati a zona residenziale.
E la Bolzano di oggi? Secondo i risultati 2018 dell’indagine di ItaliaOggi-Università la Sapienza di Roma, la città si è riconfermata in vetta alla classifica della qualità della vita in Italia. A partire dagli anni ’80, quasi casualmente, ha realizzato la sua prima pista ciclabile; il successo dell’iniziativa ha dato il via alla creazione di una vera cultura ciclabile ed oggi la rete è costituita da 50 km di piste/percorsi ciclabili, con una media annua di spostamenti in bicicletta pari al 29%.

Bolzano a tavola
La città di Bolzano offre un ampio spettro di prodotti tipici. I 500 ettari di vigneti che la circondano consentono la produzione di due vini autoctoni, il Lagrein e il Santa Maddalena. Altro prodotto inconfondibile è lo Speck Alto Adige IGP, un prosciutto crudo leggermente affumicato e stagionato. E poi lo Strudel di mele, fatto secondo la tradizione artigianale altoatesina, di pasta frolla o sfoglia, con un ripieno di sole mele dell’Alto Adige, noci tritate e pinoli e lo Zelten di Bolzano, un pandolce a base di frutta, canditi e noci tipico del periodo natalizio.

Merano (10:00 Day 1)

Merano, di origini romane, sorge sulla strada per il Passo Resia; nel Medioevo, la cittadina, che come Bolzano faceva parte dei territori dei Principi-Vescovi, fu data in feudo ai Conti del Tirolo che ne fecero la capitale dei loro domini. Nel XII secolo era un attivissimo centro mercantile ed artigianale; anche qui, come a Bolzano, via dei Portici era la via principale. Nella seconda metà dell’Ottocento Merano iniziò ad affermarsi come stazione climatica quando vennero resi noti i benefici del clima e della tipica cura dell’uva. Con la costituzione delle terme, la città divenne un’importante stazione di soggiorno e cure internazionali, ben presto meta dell’aristocrazia asburgica, prussiana, russa, inglese e francese. Personaggio emblema di questa affluenza fu Elisabetta d’Austria, l’Imperatrice Sissi, che contribuì fortemente allo sviluppo della città dopo che vi soggiornò intorno al 1870. L’elezione di Merano a stazione climatica mitteleuropea, dove bere le acque oligominerali provenienti dal Monte S. Virgilio, fare bagni terapeutici e passeggiare nei giardini, mutò profondamente il look della città, con la costruzione di lussuosi alberghi ed edifici per lo svago…era iniziata la Belle Époque meranese.
Dopo un periodo di forte incertezza e di crisi d’identità che hanno caratterizzato la prima parte del Novecento, la cittadina ha saputo ripristinare la propria sicurezza politica ed economica, riacquisendo la sua vocazione di città termale e vivendo una nuova rinascita culturale, con l’istituzione di produzioni destinate a consolidarsi nel tempo, come le Settimane musicali meranesi e il Premio Letterario di Merano.

Merano a tavola
Anche Merano come Bolzano offre i prodotti tipici dell’Alto Adige, dal vino alle mele passando per lo Speck. Tra le specialità culinarie caratterizzanti la città troviamo i dinnede, una specie di pizza farcita con formaggio e pancetta oppure patate e pancetta e il pane del contadino, un pane integrale con porri, pancetta e formaggio.

Silandro (11:00 Day 1)

A metà strada tra Merano e il Passo Resia troviamo Silandro (BZ), che, grazie alla sua posizione centrale rispetto alla Val Venosta, ne è diventato il fulcro istituzionale, commerciale e culturale (oltre ad esserne il capoluogo). Grazie alla presenza di spettacolari prati, l’agricoltura e l’allevamento forniscono un apporto significativo all’economia locale. Molto diffusa è ovviamente la coltivazione delle mele, a cui da sempre la Val Venosta vede associato nell’immaginario collettivo il proprio nome. Forse meno conosciuta è invece la lavorazione del marmo, l’oro bianco della Val Venosta; nelle frazioni di Covelano e Lasa, infatti, a 2.200-2.300 metri s.l.m. si trova una delle cave più alte di tutta Europa, dalla quale si estrae un marmo purissimo e particolarmente duro e resistente, utilizzato già in antichità dai romani per le pietre miliari lungo la Via Claudia Augusta.

Silandro a tavola
Il grazioso centro di Silandro è zona pedonale da più di 20 anni e, oltre alla quiete di una passeggiata per ammirare il campanile più alto del Tirolo, offre la possibilità di assaporare i tipici piatti della Val Venosta, di cui i canederli sono solo un esempio. Il microclima della Val Venosta garantisce la produzione di autoctone varietà di frutta, le albicocche e le mele venostane, le pere Pala e poi uva, castagne, asparagi, crauti, marmellate, succhi, aceti e senape. Molto apprezzati sono anche i formaggi di malga e il pane prodotto con grano, farro, segale e grano saraceno.

Spondigna (11:30 Day 1)

Il paesino di Spondigna si trova tra la Val Venosta e l’inizio della Strada del Passo dello Stelvio, all’entrata della regione dell’Ortles e del Parco Nazionale dello Stelvio. Per gli amanti della combinazione treno-bici, Spondigna, con la sua stazione ferroviaria di Prato allo Stelvio, è il centro dal quale partire per meravigliose escursioni ciclistiche lungo la Val Venosta.
Partendo da Spondigna si può effettuare una suggestiva escursione in direzione del Prader Sand, la foce del rio Solda, habitat protetto che ospita specie animali e vegetali divenute altrove molto rare. A pochi chilometri da Prato allo Stelvio si trova lo splendido castello di Montechiaro, uno dei più maestosi della Val Venosta fino alla metà del secolo scorso.

Spondigna a tavola
L’Alta Val Venosta era il granaio del Tirolo; l’economia della valle era infatti caratterizzata dall’allevamento del bestiame, dalla produzione di formaggi e latticini e dalla coltivazione del grano. Molto noto è il pane tipico venostano, detto Vinschger Paarlbrot, prodotto con farina di segale, frumento e farro con aggiunta di cumino, trigonella, finocchio e spesso anche anice. Oltre ai cereali, il microclima della Val Venosta, con giornate soleggiate e notti fresche, garantisce la produzione di ottime albicocche, ciliegie, frutti di bosco e pere.

Zernez (18:00 Day 1)

Nelle vicinanze del colle alpino di Ofen si trova il paese di Zernez (1.474 m s.l.m), punto di accesso al Parco Nazionale Svizzero che, con i suoi 172 chilometri quadrati di estensione, racchiude un patrimonio animale e vegetale di straordinaria ricchezza. Andato quasi del tutto distrutto in un incendio nel 1872, Zernez è stato ricostruito e oggi rappresenta una località molto apprezzata dai turisti sia d’estate che d’inverno, grazie alla possibilità di praticare una miriade di sport e gustare le squisite pietanze della tradizione svizzera. La stagione più ricca di manifestazioni ed eventi è l’estate, in particolare il mese di luglio; è proprio nel cuore dell’estate che si può godere del Cinema all’aperto del Parco Nazionale, con la proiezione di film all’interno della corte del castello Wildenberg, assistere alla Marathon cycliste de l’Egadine, una gara ciclistica di cui Zernez rappresenta il punto di partenza e di arrivo, e prendere parte al Chappella Open Air, il festival all’aperto più antico del Canton Grigioni.

Zernez a tavola
L’Engadina offre ai suoi visitatori la possibilità di gustare i buonissimi piatti tradizionali, molti dei quali conservano i sapori antichi della cultura contadina che li ha ideati, con i prodotti semplici e genuini di questa terra. Ne sono un esempio la zuppa d’orzo grigionese (“suppa da giutta” in Rumantsch Grischun), preparata con verdure, fagioli e pezzetti di carne secca grigionese e la Engadiner torte, una torta di frolla che racchiude un ripieno di noci, caramello, panna e miele.

Email: info@tolondon.it


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