La Mobilità Sostenibile

 

A cura della Dott.ssa Valentina Dal Piva

  “…c’è una netta differenza tra lo sviluppo fisico dell’infrastruttura ciclabile e l’attitudine all’uso della bicicletta nella quotidianità: e anche su questo fronte Londra e la bicicletta hanno vinto!”

Guadagnare pedalando, non solo in salute!

L’idea è semplice: vai al lavoro in biciletta? In alcuni Paesi europei hai diritto ad un incentivo! Il Regno Unito ha fatto scuola con l’iniziativa “Cycle to Work” attiva fin dal 1999: il lavoratore che partecipa al progetto può ottenere una bici e/o accessori con uno sconto del 25-35%, pagando a rate tramite una riduzione sullo stipendio mensile lordo. In questo modo il lavoratore ha un concreto risparmio sulle tasse, ma anche le aziende, che inizialmente anticipano la somma necessaria all’acquisto della bici, hanno un vantaggio netto: recuperano interamente la cifra anticipata grazie alla riduzione dello stipendio lordo del lavoratore ed hanno una riduzione in termini di contributi sociali da versare. Nello stesso anno anche il Belgio ha imboccato la medesima strada introducendo un rimborso chilometrico (0,23 Euro/km) ai lavoratori che sceglievano l’utilizzo della bicicletta per gli spostamenti casa-lavoro. Un po’ di numeri? 400 mila sono i belgi coinvolti (il 9% della forza lavoro) e 420 mila sono i chilometri che hanno percorso durante il 2015. Su questa scala possiamo più facilmente percepire i benefici prodotti in termini di sanità pubblica, qualità dell’aria, riduzione delle emissioni di CO2 e del traffico. Anche il vicino Lussemburgo ha imboccato questa strada virtuosa introducendo detrazioni sull’acquisto di biciclette per cittadini e aziende e, nel 2015, anche la Francia ha introdotto il rimborso chilometrico (0,25 Euro/km) esente da tasse e imposte, pagato dal datore di lavoro al dipendente che raggiunge il posto di lavoro in bici.

Dulcis in fundo, seppur lentamente, qualcosa si muove anche in Italia. Nel Bel Paese, ad oggi, non esiste una politica nazionale sul bike to work ma sono i singoli comuni a muoversi con progetti che prendono ispirazione dalle esperienze dei nostri cugini europei. Nel 2015, a Massarosa, in provincia di Lucca, 50 lavoratori hanno aderito al progetto pilota ricevendo un rimborso di 0,25 Euro/km, con un tetto massimo di 50 Euro/mese. Attraverso una app, installata sullo smartphone di ciascuno di essi, è stato possibile tracciare i percorsi ed individuare così le zone di maggiore criticità sulle quali intervenire. Anche Bari ha seguito l’esempio del comune toscano introducendo un rimborso di 0,25 Euro/km che si accumula in buoni mobilità, voucher spendibili per l’acquisto di biciclette o per beneficiare di sconti sugli abbonamenti del trasporto pubblico. A Cesena e Cesenatico è al via la seconda edizione di “Cambiamo Marcia”, programma promosso per spingere sempre più lavoratori a lasciare a casa l’auto e a preferire invece la bicicletta negli spostamenti quotidiani (anche in questo caso il rimborso è di 0,25 Euro/km per un massimo di 50 Euro al mese).

Se gli ideali della mobilità sostenibile, della tutela ambientale, del benessere psico-fisico e della maggiore produttività sul luogo di lavoro non dovessero sembrare sufficientemente incentivanti, ecco affacciarsi un’ulteriore – e decisamente più concreta – possibilità.  Guardiamoci intorno, il sentiero è tracciato, serve solo il coraggio di imboccarlo!

Fonti:
https://ecf.com/news-and-events/news/tax-breaks-bike-commuters-european-trend
https://www.bikeitalia.it/2017/03/02/cycle-to-work-modello-da-importare-in-italia/

Ferrara è “Cities for Cyclists”

La tradizione ciclabile di Ferrara viene da molto lontano, tanto lontano che la prima ciclabile risale al 1908. Anche se l’uso della bicicletta in città è sempre stato molto diffuso, grazie anche ad un territorio particolarmente pianeggiante, le iniziative intraprese negli anni dalle amministrazioni dimostrano che gli importanti risultati ottenuti sono possibili solo grazie ad uno sforzo attivo e continuo nel promuovere la nuova mobilità. Già nel 1991 la percentuale di utilizzo della bicicletta in città era del 30,7% (contro il 30% di Copenhagen) e l’orgoglio dei ferraresi per questa peculiarità è testimoniato dai cartelli posti ad ogni accesso della città in cui campeggia la scritta “Ferrara città delle biciclette”, seguito dalla citazione dell’adesione alla rete europea delle città amiche della bicicletta “Cities for Cyclists” (dal 1995) e dal riconoscimento Unesco di Città Patrimonio dell’Umanità. Ferrara ha poi il merito di aver istituito il primo Ufficio Biciclette italiano, che per anni è stato un punto di riferimento a livello europeo.

Nel PUMS 2016 (Piano Urbano Mobilità Sostenibile) di Ferrara si legge che l’estensione degli itinerari all’interno dell’area comunale ha raggiunto i 169 km (comprensivi dei percorsi cicloturistici su sede stradale promiscua). Per promuovere l’uso della bicicletta, all’interno della cinta muraria sono state istituite zone a traffico limitato e zone 30 mentre, esternamente alla città storica, un sistema di percorsi realizzati lungo il vallo della cinta muraria e sulla stessa cinta muraria chiude ad anello l’intera rete. Nel corso del 2015 è stato realizzato un intervento di ricucitura di un percorso ciclo-pedonale che ha interessato la zona est della città di Ferrara, con una lunghezza complessiva di 10 km. Il percorso costituisce uno dei tasselli della “grande U ciclabile”, un sistema in grado di collegare le principali aree periurbane offrendo una valida alternativa all’utilizzo dell’automobile per gli spostamenti casa-lavoro, casa-scuola e tempo libero.

Il capoluogo emiliano testimonia il fatto che l’impegno verso la mobilità sostenibile deve diventare uno sforzo costante ed incrementale. Infatti, nel novembre 2018, la città, alla quale nel 2017 era già stato assegnato il titolo di Comune Ciclabile da parte di FIAB-Federazione Italiana Amici della Bicicletta, ha ottenuto 5 bike smile quale riconoscimento per aver “operato per migliorarsi con ulteriori interventi, dall’ampliamento della rete ciclabile urbana, all’incremento delle zone 30, fino alla promozione di eventi di comunicazione e sensibilizzazione sul territorio” (per la notizia completa: qui).

A Pesaro la subway è alla luce del sole

Come rendere una città a misura di bicicletta? A Pesaro hanno inventato la “Bicipolitana”, una rete di piste ciclabili interconnesse nata sul modello della subway londinese. Infatti, guardando la mappa messa a disposizione sul sito internet del comune marchigiano (qui) si ha l’impressione di trovarsi davanti ad una metropolitana in superficie, in cui le rotaie sono i percorsi ciclabili e le biciclette sono le carrozze. Il progetto è nato nel 2005 ed è stato portato avanti con coraggio dalle amministrazioni che si sono succedute negli anni, tanto da aver oggi realizzato 87 chilometri (dei 200 originariamente previsti) con 11 percorsi identificati da specifici colori e opportuna segnaletica, un capolinea e fermate che scandiscono il percorso dei pendolari su due ruote. Un’idea semplice ma la cui realizzazione ha comportato ingenti investimenti e precise scelte in tema di organizzazione della mobilità cittadina, certamente a discapito di parcheggi e aree di sosta per le automobili. La fruibilità del sistema è però innegabile, tanto che oggi circa un terzo degli spostamenti cittadini viene effettuato in bici (una media assolutamente in linea con le più note città nord europee considerate a misura di bicicletta nell’immaginario collettivo) e i risvolti positivi sono stati notevoli anche sull’economia della città, specialmente quella balneare. Basti pensare che alcune spiagge, prima della creazione della Bicipolitana, erano raggiungibili esclusivamente con mezzi motorizzati mentre oggi, grazie alla nuova forma di mobilità in sicurezza, alcuni stabilimenti balneari hanno registrato un incremento di presenze del 50%.

Un progetto, quello di Pesaro, che Legambiente e Legambici hanno indicato come modello da seguire per tutte le città italiane, tanto da creare la “Scuola di Bicipolitana”, la cui prima edizione si è svolta nell’ottobre 2018. Il percorso formativo, rivolto principalmente a decisori pubblici, tecnici comunali e professionisti del settore, si pone come obiettivo principale quello di mettere a punto strumenti idonei ad un’adeguata progettazione delle reti ciclabili e di individuare gli elementi chiave che permettano di replicare il progetto anche in altri contesti.

Bike to work, per lavorare meglio e felici!

Che la sedentarietà sia un problema diffuso in Italia (e non solo) è ormai risaputo, così come sentiamo ripetere sempre più spesso che praticare attività fisica in modo costante e alimentarsi in modo sano migliora la qualità della nostra vita. E allora dove sarebbe la novità? Eccola: numerosi studi dimostrano che le persone che praticano attività sportiva tendono a perdere meno giorni di lavoro per malattia, ad essere più concentrate e, di conseguenza, a compiere meno errori nello svolgimento delle proprie mansioni…insomma l’attività fisica ci rende più efficienti! Non è quindi soltanto una questione di salute o estetica: molte aziende (inglesi, svizzere, danesi…ma, molto lentamente, qualcosa si muove anche nel bel Paese) si sono accorte che avere lavoratori più attivi comporta incrementi in termini di fatturato e risparmi di costo. Facciamo un passo ulteriore: il welfare aziendale ci è ormai diventato familiare, ma qui si va oltre le agevolazioni per iscriversi in palestra o in piscina (già di per sé lodevoli). Pare che il massimo beneficio per lavoratori e aziende si realizzi quando l’attività fisica viene svolta subito prima l’orario di lavoro; è proprio in queste condizioni che si realizzerebbe il massimo grado di attivazione nella persona: l’attività fisica fa aumentare l’ossigenazione celebrale e la circolazione sanguigna, i neuroni si attivano e, di conseguenza, aumenta il grado di attenzione, per non parlare dell’umore! Per incentivare l’utilizzo della bicicletta negli spostamenti quotidiani le aziende dovrebbero predisporre delle piccole aree di ricovero per le bici e prevedere degli spazi per permettere ai dipendenti di cambiarsi d’abito: un investimento contenuto se confrontato con i benefici sperimentati dalle aziende che hanno fatto propria questa filosofia. Ma se tutto questo è vero, perché non creare le condizioni per incentivare il bike to work anche a Belluno? Conviene alle aziende, conviene ai lavoratori, conviene perfino all’ambiente.

Giusto per non perdere l’abitudine di guardare ancora una volta oltre manica, Malcolm Shephard, amministratore delegato di Sustrans (l’organizzazione britannica per la mobilità ciclistica) ha affermato che “parcheggi per bici e docce devono diffondersi negli uffici come le stampanti e le macchinette del caffè”…come dargli torto?

A Bolzano, bike friendly si può

Parlando di ciclabili e ciclabilità abbiamo visto che anche in Italia non mancano esempi di città virtuose che hanno saputo mettere la bicicletta al centro di una vera e propria rivoluzione della mobilità urbana; Bolzano è senza dubbio una di queste.

Il risultato attuale, con il 28% degli spostamenti urbani effettuato via bici [1] , ha radici profonde. Il primo progetto risale agli anni ’80 quando, a seguito dello spostamento della linea ferroviaria Bolzano-Merano, lo spazio resosi disponibile venne utilizzato per la costruzione di un percorso riservato alle biciclette, da affiancare al percorso pedonale già esistente. Il successo dell’iniziativa rappresentò il primo seme della nuova cultura ciclabile che oggi caratterizza i bolzanini e che ha posto le amministrazioni locali nella posizione di dover dare risposte infrastrutturali precise ai nuovi bisogni dei cittadini. La prima rete di piste ciclabili in sede propria che, disegnando un grande anello intorno alla città, collega i principali complessi scolastici, sportivi e ricreativi, è stata via via integrata con nuovi tratti, sia nel centro storico che nella periferia produttiva, permettendo di passare da un uso ricreativo della bicicletta, ad un utilizzo quotidiano per gli spostamenti “casa-scuola” e “casa-lavoro”. A fianco alla realizzazione fisica delle infrastrutture ciclabili si è sviluppato un preciso piano di comunicazione volto alla promozione dell’uso della bicicletta con lo sviluppo di campagne marketing ed eventi dedicati ma anche sistemi di segnaletica chiari, parcheggi e altri strumenti utili a far entrare la bicicletta nella quotidianità dei cittadini. Oggi i chilometri di piste ciclabili bolzanine sono 50 e l’obiettivo delle amministrazioni è quello di elevare la quota di spostamenti in biciletta al 34%.

[1] Fonte: 1° Rapporto sull’economia della bici in Italia e sulla ciclabilità nelle città – Legambiente

Ciclabili e ciclabilità

Nell’articolo “Regno Unito: la bicicletta ha vinto” abbiamo parlato della nascita e della dirompente ascesa del movimento ciclistico nel Regno Unito, tanto che oggi il National Cycle Network conta oltre 16.000 km di piste ciclabili. Ma c’è una netta differenza tra lo sviluppo fisico dell’infrastruttura ciclabile e l’abitudine all’uso della bicicletta nella quotidianità…e anche su questo fronte Londra e la bicicletta hanno vinto!

Un esempio su tutti: dati ufficiali di Transport Statistics Great Britain tracciano l’ingresso di persone nel centro di Londra durante l’ora di punta, prendendo in considerazione i soli mezzi privati (automobili, ciclomotori, biciclette e taxi). Tra il 2002 e il 2016 i taxi neri, tanto famosi nell’immaginario collettivo, e i ciclomotori sono rimasti sostanzialmente stabili mentre il trend che riguarda le automobili e le biciclette è sorprendente. Il primo crollo nel numero di automobili in ingresso nel centro di Londra risale al 2003 con l’introduzione della Congestion Charge (pedaggio che i conducenti di alcuni mezzi a motore devono pagare per accedere alle zone del centro di Londra designate come Congestion Charge Zone) ma anche negli anni successivi la decrescita è costante; così come è netto l’aumento dell’uso della bicicletta. Il numero di persone che raggiunge il centro città in sella alla propria bici negli orari di punta è più che triplicato nel periodo considerato, segno tangibile che questo mezzo di trasporto è davvero entrato a far parte delle abitudini quotidiane di una parte significativa della popolazione. Questi importanti risultati non nascono ovviamente dall’improvvisazione, bensì sono il frutto di anni di politiche di promozione dell’utilizzo della bicicletta e di un preciso piano che ha ridisegnato la mobilità urbana, dettato anche da necessità concrete come l’aumento della popolazione residente, la qualità dell’aria, la sedentarietà della popolazione. Il primo passo è stata la realizzazione di superciclabili che offrissero ai pendolari londinesi una valida alternativa all’uso dell’automobile e ai trasporti pubblici, non solo nelle aree periurbane di collegamento ma anche all’interno della città. Dalle prime bike lane caratterizzate dalla colorazione blu dell’asfalto (costi contenuti e ridotta richiesta di spazio), grazie al graduale incremento del numero di ciclisti, è stato necessario realizzare nuove e più grandi infrastrutture, con un impatto evidente sulla morfologia della città, ponendo  grande attenzione a non sottrarre spazio al marciapiede o al verde urbano ma piuttosto all’ampiezza delle corsie riservate alle auto o ai parcheggi a bordo strada. Il grande punto di forza di questo sistema è stata quindi la capacità di creare le condizioni più idonee a rendere la bicicletta un mezzo di trasporto vantaggioso per la popolazione facendola entrare gradualmente nelle abitudini di mobilità dei londinesi.

Il punto focale sembra proprio essere questo: un cambiamento dirompente sul modello londinese è possibile solo laddove si innesti un totale cambio di mobilità. Il “1° Rapporto Legambiente sull’economia della bici in Italia e sulla ciclabilità nelle città” (di seguito “A Bi Ci 2017”) evidenzia invece che in Italia crescono le piste ciclabili ma non la ciclabilità.

Tra il 2008 e il 2016 sono 1.546,3 i chilometri di percorsi ciclabili urbani realizzati nelle città capoluogo di provincia (con un incremento di oltre il 50%); nello stesso periodo la percentuale di italiani che utilizzano la bici per gli spostamenti è però cresciuta in misura decisamente più contenuta: dati Isfort rivelano che tra il 2008 e il 2015 la percentuale di italiani che utilizzano la bici per gli spostamenti è rimasta immutata (3,6%) e, solo nel 2017, il dato ha superato per la prima volta il 5%.

Una spiegazione dell’asimmetria di questi dati, sottolinea il rapporto “A Bi Ci 2017” di Legambiente, risiede in primo luogo nella qualità delle infrastrutture. Non è sufficiente dotarsi di una rete di percorsi per le due ruote, bensì è indispensabile che le singole tratte che compongo la rete abbiano caratteristiche tali da spingere una parte significativa di persone a utilizzarle, modificando così il proprio stile di mobilità. Da ciò deriva il fatto che i punti di origine e di destinazione non possono essere casuali ma devono coincidere con attrattori di mobilità (zone ad alta densità abitativa, stazioni ferroviarie, scuole, aree ricche di uffici/attività commerciali ecc.) e che il percorso deve essere lineare, privo di ostacoli, sicuro. Il caso di Londra (ma gli esempi in Europa sono molti) dimostra come forme di mobilità attiva e/o preferenza per il trasporto pubblico crescono dove si rovesciano le gerarchie, dove quindi salire in auto diventa l’alternativa meno conveniente.

Nonostante queste premesse, anche in Italia non mancano esempi virtuosi di città che hanno saputo rendersi bike friendly, seppur le buone pratiche siano ancora circoscritte in determinate aree geografiche. L’”A Bi Ci 2017” rivela che sono 743.000 gli italiani che utilizzano sistematicamente la bicicletta negli spostamenti casa-lavoro, con percentuali molto elevate a Bolzano (13,2%), in Emilia Romagna (7,8%) e in Veneto (7,7%). Inoltre 12 città italiane raggiungono performance di ciclabilità qualitativamente analoghe a quelle di altre realtà europee, con una quota di spostamenti in bici sul totale degli spostamenti urbani superiore al 15%. Quattro casi italiani particolarmente virtuosi sono Bolzano, Pesaro, Ferrara e Treviso, città in cui più di un quarto della popolazione usa la bici per i propri spostamenti quotidiani. Anche qui la performance è frutto di un preciso progetto delle amministrazioni locali teso a favorire una nuova forma di mobilità…ma questa è un’altra storia.

 

Fonti:
http://www.bikeitalia.it/
“L’A BI CI” 1° Rapporto sull’economia della bici in Italia e sulla ciclabilità nelle città (Maggio 2017) – Legambiente
https://www.gov.uk – Transport statistics Great Britain 2017
http://www.isfort.it – 15° Rapporto sulla mobilità degli italiani (Novembre 2018)